Guide e Consigli

Guatemala e Belize in 14 giorni: dalle piramidi maya alla barriera corallina

Aggiornato il 6 min di lettura 9 letture
Vulcani Agua e Fuego
Vulcani Agua e Fuego

Quattordici giorni per Guatemala e Belize sembrano pochi, ma bastano a patto di accettare qualche rinuncia. Questo itinerario dà il maggior peso alla parte archeologica, quella che lascia il segno più profondo, ma riserva al mare un finale che completa il viaggio con un cambio di ritmo molto gradito.

L'itinerario in sintesi

Tre notti ad Antigua, tre a Flores (con Tikal al centro del programma), due a San Ignacio, già in Belize, e gli ultimi sei giorni tra Belize City e Caye Caulker. Il volo atterra a Guatemala City, da dove si scende verso il Petén con un volo interno di circa un'ora oppure con un bus notturno. Il confine si attraversa via terra a Melchor de Mencos, e il viaggio si chiude sull'acqua.

Il Belize offre il finale caraibico, e arriva al momento giusto: dopo giorni di scalinate, foresta e grotte, il mare è la pausa che permette di rielaborare ciò che si è visto.

Antigua: la fase di adattamento

Con il fuso orario ancora da smaltire, Antigua è il luogo ideale per cominciare. Le ruote dei tuk-tuk sul selciato producono un suono costante, simile a una grattugia lontana, e i vulcani Agua e Fuego dominano ogni scorcio, coprendosi di nuvole basse nel pomeriggio.

Consiglio pratico: la colazione al mercato municipale, dietro l'area dei bus, è la scelta più conveniente. Una porzione di tamales con una tazza di atol costa pochi quetzales, mentre nei caffè sulla piazza, con le piante appese, lo stesso pasto costa circa il triplo. Il cambio indicativo è di 7-8 quetzales per un dollaro. Fuori dai centri maggiori le carte sono poco utilizzabili, quindi conviene avere con sé una scorta di contanti.

Antigua serve a prendere il ritmo senza correre.

Flores e Tikal: il cuore del viaggio

Flores è un'isola minuscola sul lago Petén Itzá, collegata alla terraferma da un ponte facilmente percorribile a piedi in meno di mezz’ora. Al tramonto i pipistrelli escono da sotto le tettoie e le barche dondolano contro il molo.

Per Tikal vale una regola sola: arrivare presto. Il parco dista circa 63 km da Flores, quasi un'ora di strada. L'ingresso per gli stranieri costa 150 quetzales (circa 20 euro), e l'alba o il tramonto con guida richiedono un supplemento di 100 quetzales.

Sull'alba le opinioni divergono: la nebbia può nascondere quasi tutto, e c'è chi considera il supplemento poco giustificato. Chi sale sul Tempio IV, tuttavia, può assistere a uno spettacolo particolare: dopo una ventina di minuti la foschia si dirada e le cime delle altre piramidi emergono una alla volta, come isole. Anche nel caso di meteo sfavorevole, la camminata nella foresta prima dell'alba giustifica da sola la spesa.

All'interno del parco si trovano due musei, il Morley e quello litico, con un biglietto a parte da 30 quetzales per gli stranieri, da pagare in contanti e in valuta locale direttamente sul posto. È bene quindi portare più banconote del previsto.

Perché il viaggio ruota attorno alle rovine. Le spiagge caraibiche sono splendide e meritano il loro spazio, ma sono un'esperienza che molti viaggiatori hanno già vissuto altrove, in Thailandia, in Sardegna o in Messico. Le città maya, invece, non assomigliano a nulla di già visto. Una piramide di calcare che emerge dalla vegetazione, con le scimmie urlatrici che si rispondono da un tetto all'altro, non ha equivalenti, e nessuna fotografia prepara a quella scala. Per questo l'itinerario concentra qui la parte centrale del viaggio, lasciando al mare il ruolo di degna conclusione.

Camminando verso la Gran Plaza, la temperatura cambia a ogni passaggio tra l'ombra fitta e il sole sui gradini. La pietra del Tempio I è fresca e leggermente umida, con un velo di muschio negli interstizi. A un certo punto le voci dei gruppi svaniscono tra il fogliame, e per qualche minuto la piazza sembra appartenere a chi la attraversa.

Per chi ha un giorno in più: Uaxactún, a circa 23 chilometri di sterrato oltre Tikal. Si raggiunge passando dal parco, quindi occorre prima pagare l'ingresso di Tikal: 50 quetzales per Uaxactún più 150 per Tikal, 200 in totale. Vi sono pochissimi visitatori e un osservatorio astronomico maya, con la sensazione di arrivare a stagione finita.

Il confine: tre ore da mettere in conto

Da Flores a Melchor de Mencos si viaggia in minibus, con trasferimento prenotabile facilmente in hotel. Il valico è un'area polverosa, con cambiavalute che agitano mazzette di banconote e sportelli dove si fa la fila senza capire bene la logica. Tra l'uscita dal Guatemala e l'ingresso in Belize è prudente calcolare almeno due ore, tenendo a portata di mano spiccioli per le tasse di uscita, da pagare in contanti. Gli importi variano: conviene informarsi in hotel o consultare le pagine ufficiali prima della partenza.

Dall'altra parte cambia tutto. Si parla inglese con accento caraibico, la musica passa dal reggaeton al reggae, e i prezzi salgono.

San Ignacio: la grotta di Actun Tunichil Muknal

Due notti, di cui una giornata intera dedicata ad Actun Tunichil Muknal, la grotta con i resti maya. Si cammina nell'acqua fino alla vita, con la torcia frontale, e all'interno si procede in calzini o scalzi per non rovinare i pavimenti di calcare. Si osservano scheletri e vasi spezzati, legati ai riti maya del mondo sotterraneo. L'accesso è consentito solo con guida autorizzata, e l'escursione ha un costo nettamente superiore a quello di qualunque altra attività del viaggio.

Se Tikal è il premio per gli appassionati di archeologia, la grotta restituisce meglio di qualsiasi testo il significato del confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti per questa civiltà. Come tappa minore, Xunantunich si visita in mattinata: il fiume si attraversa su un piccolo traghetto a mano, già di per sé un motivo per fermarsi.

Caye Caulker: il mare

Da Belize City un water taxi di circa 45 minuti porta su un'isola senza auto, dalle strade di sabbia. Il cartello più fotografato invita a rallentare, e tutti lo fanno.

Qui il mare è quello dei sogni caraibici: acqua turchese, barriera corallina a poche centinaia di metri e snorkeling con razze e squali nutrice a Hol Chan e Shark Ray Alley, un'esperienza che da sola giustifica la tappa. Due o tre giorni sono il tempo ideale per godersi l'isola senza fretta, e chi ama il mare può prolungare il soggiorno senza timore di annoiarsi. Seduti sul molo con un frullato in mano, dopo giorni di scalinate e foresta, ci si accorge di quanto la combinazione tra cultura e relax renda completo il viaggio.

Nota sulle valute: in Belize i prezzi sono spesso indicati in dollari beliziani, con cambio fisso 2 a 1 sul dollaro americano, e molti esercizi accettano direttamente i dollari USA. È sempre bene verificare in quale valuta è espresso il prezzo prima di pagare.

Chi cerca un viaggio esotico lo associa di solito a spiagge e cocktail. Qui l'esotico comincia in una piazza di pietra alle sei del mattino, tra il frastuono degli uccelli e senza fretta, e trova nel mare dei Caraibi il suo naturale epilogo.

 

Continuate a leggere

La newsletter di Vagovia

Un'idea di viaggio al mese, niente spam

Le guide nuove, le offerte con i posti veri e i bandi INPS appena escono. Ci si cancella con un clic.

Iscrivendovi accettate la Privacy Policy. I vostri dati non vengono ceduti a terzi.